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1. Gianluca Genoni di Maurizio Amici

Genoni..
Felici bolle agli amici di "Mare & Marinai", ospitiamo un amico che con il mare ha un rapporto davvero speciale, quello di misurarsi con esso con delle prove di resistenza che solo fino a pochi anni fa erano ritenute impossibili.
La medicina iperbarica è infatti una scienza giovane e solo pochi decenni orsono si pensava che un corpo che si fosse spinto fino a -50 mt., sarebbe rimasto schiacciato dall'enorme pressione che l'acqua avrebbe esercitato su di esso.
Ebbene, campioni come Genoni stanno dimostrando quanto questa ipotesi fosse infondata, raggiungendo la ragguardevole profondità di -138 mt. (record mondiale) di discesa in apnea in assetto variabile assoluto.
Lo abbiamo incontrato in occasione di una diretta tv per Rai uno di un suo "allenamento" a - 50 mt. e la cosa che mi ha più colpito della nostra chiaccherata è stato il fatto che Gianluca viene spesso chiamato a tenere corsi di formazione ai top manager delle grandi aziende, quindi la prima domanda sorge spontanea.


Gianluca, mi spieghi che cosa ci fa un campione del mondo di apnea alle riunioni per la formazione di Top Manager Aziendali?
Da cosa nasce cosa come si dice lo un anno fa ho pubblicato il mio primo libro, "Emozioni Profonde" un libro autobiografico dove racconto la mia storia, i sacrifici che ho fatto per raggiungere gli obiettivi, il lavoro costante e metodico, il mio avvicinarmi alle tecniche di rilassamento ecc. ecc. Questo libro è stato letto dal manager di una banca, nonchè appassionato di subacquea, e ha riscontrato gli stessi valori che lui andava predicando nell'azienda, così sono stato invitato a presentare la mia attività e a spiegare come nello sport così come nel lavoro avere degli obiettivi, un metodo di lavoro e fare grossi sacrifici, alla lunga ci premia. Adesso faccio questo tipo di lavoro anche con una squadra di nuoto agonistico: cerco di motivare e di trovare stimoli per questi giovani atleti.


I mari, quando ti alleni o fai un record sono tutti uguali per te?
Per fare un record, certamente il mare deve avere determinate caratteristiche: acqua non fredda (non meno di 22°/23°), buona visibilità soprattutto per garantire una buona sicurezza e soprattutto non deve essere una zona con forti correnti sottomarine che renderebbero impossibili le immersioni cosi profonde. Tutti i mari che hanno queste caratteristiche si prestano alla mia attività.
Ovviamente anche la profondità necessaria non deve distare molte miglia dalla costa. Io mi immergo su fondali di 150 mt. di profondità e non è facile trovare questi fondali vicino alle coste.
Ci sono posti dei posti a cui sono più legato dal punto di vista emotivo, perchè ci ho passato lunghi mesi ad allenarmi, tipo l'Arcipelago della Maddalena o Rapallo.


Perché scegli spesso la Sardegna?
Per i motivi sopra elencati e perché ho sempre trovato appoggio e disponibilità presso le strutture dove mi allenavo.


Cos'è veramente importante per te nel tentare queste imprese?
Di preciso non lo so. Mi piace scendere in profondità; se, per la maggior parte dei subacquei, il blù assoluto che ti avvolge è un motivo di ansia e tensione, io in queste condizioni provo una sensazione di infinito benessere e di tranquillità e vengo come attratto dalla profondità che sta sotto di me. Non sono sfide al mare o sfide contro qualcuno, sono immersioni che mi consentono di provare sensazioni difficilmente descrivibili e di superare ogni volta un nuovo limite. Queste imprese consolidano le amicizie legate a doppio filo con la mia vita privata e professionale. Infatti, chi mi fa assistenza sono tutti miei amici di lunga data che tempo fa hanno deciso di seguirmi in questa strada e di condividere con me i miei successi, ma anche le fatiche e i sacrifici necessari a raggiungere una nuova impresa. Senza di loro i miei successi non sarebbero stati possibili, e questo la ritengo una cosa importantissima per la nostra amicizia e la nostra passione per il mare.


Qual è il limite che sogni di superare?
Ogni volta che inizio ad allenarmi, lo faccio con lo stimolo e il sogno di raggiungere un nuovo limite, una volta raggiunto, dopo un breve periodo di appagamento, subentra in me la voglia e lo stimolo di ricominciare ad allenarmi e di riorganizzare un nuovo tentativo, questo perché, fino ad ora, ogni record è stato il primo passo per intravedere la possibilità di raggiungere un nuovo limite e fino a quando vedrà questa possibilità è difficile porsi un traguardo finale.


Ora dacci qualche informazione tecnica, l'apnea è per pochi eletti o potrebbe diventare uno sport di massa?
L'apnea non è certamente uno sport per pochi eletti, tutti possono avvicinarsi per ché è il primo e più naturale approccio con il mare. Scendere con maschera e boccaglio a cinque/dieci metri per vedere i fondali è già fare apnea, anche se molti non pensano direttamente al collegamento. Sicuramente non diventerà mai uno sport a grandissima diffusione, però in questi anni ho visto un interesse sempre crescente verso la disciplina, ne sono una testimonianza i corsi da me tenuti, sempre pieni di curiosi e appassionati.


Quali sono i requisiti necessari per scendere sott'acqua (anche se non alle tue profondità)?
Per scendere sott'acqua, basta non avere grossi problemi fisici di salute, tipo cardiopatie. Per avere invece delle buone prestazioni sportive subentrano i fattori comuni a tutti gli altri sport. Le doti fisiche da sole, se non coltivate con il continuo allenamento sia fisico che mentale, non ti permettono di esplorare realmente quello che è il tuo limite. Risultano comunque avvantaggiati tutti coloro che hanno una buona acquaticità, derivata dalla pratica di sport acquatici più classici, quali il nuoto, la pallanuoto, o il nuoto sincronizzato per le donne. Un'altra caratteristica che facilita la discesa in apnea è la facilità di compensazione dei timpani, dote innata, e difficilmente allenabile, che deriva da una particolare conformazione pervia delle tube che permette un passaggio meno difficoltoso dell'aria, dalla bocca ai timpani.


Un tuo segreto?
Fare apnea, ora che è un lavoro, è rimasto comunque una vera passione e quindi i mesi di duro allenamento necessari per il raggiungimento del record, non mi pesano affatto. Lavorare divertendosi penso sia una fortuna che capita a pochi.


Un fatto curioso che ti è capitato durante un allenamento o un tentativo di record.
Molti mi chiedono se durante gli allenamenti io faccia degli incontri con grossi pesci o mostri mitologici degli abissi. Non ne ho mai visto uno, in compenso qualche estate fa, mentre mi allenavo ai limiti di un area militare, a quota -60 mt. ho sentito un sibilo strano, ho aperto gli occhi, che di solito tengo chiusi in discesa e mi sono trovato faccia a faccia con un sommergibile. La sorpresa è stata enorme e sono risalito più spaventato che se avessi visto lo squalo bianco, pensando a cosa potessero aver visto nel radar i militari a bordo del sommergibile!


E quando non ce la fai?
Spero di non trovarmi mai in questa situazione, anche perché non affronto mai le immersioni da sprovveduto. Incremento la profondità gradualmente, quindi è difficile trovarmi nella condizione di aver superato i limiti delle mie possibilità, senza essermene accorto. In qualsiasi caso se dovessi avere qualsiasi tipo di incidente sono assistito sempre da uno staff di subacquei pronti a intervenire.


Le tue paure, Gianluca....
Professionalmente parlando prima di una immersione non ho mai avuto paura, anche perché affrontare immersioni di questo genere anche con solo un fondo di paura o insicurezza comprometterebbe la riuscita del tutto. Nella vita in genere ho paura delle malattie e del dolore.


Le tue gioie (anche non sott'acqua)
Mi piace stare con gli amici, le poche volte che sono a casa, ma più di tutto mi piace trascorrere lunghi periodi in montagna, dove mi rilasso e mi diverto sciando e facendo lunghe camminate.


Per concludere, un consiglio a chi di pinne, maschera ed occhiali ne fa l'abbigliamento domenicale.
Consiglio di andare in mare il più possibile perché il contatto con la natura è totale e funziona in maniera fantastica da antistress.Il silenzio, i colori che ti circondano sono ottime distrazioni dai pensieri quotidiani. Non sono però da sottovalutare mai i pericoli che il mare può nascondere e quindi il consiglio valido per tutti è di uscire solo se le condizioni del mare lo permettono, di immergersi solo in buone condizioni fisiche, lontano dai pasti, e sempre in compagnia di un amico.


2. Alberto Luca Recchi di Loredana Fasciolo

Recchi..
Cos'è la fotografia subacquea?
Certo non è uno sport. È una forma di turismo ma senza shopping, di caccia ma senza vittime. C'è tecnica ma non c'è ripetitività. Un po' è avventura, talvolta è arte.


È necessario saper andare molto bene sott'acqua?
Sì, senza mani: perché queste sono occupate dalle attrezzature. È un po' come sciare senza bastoncini.


Cos'altro bisogna saper fare?
In questo lavoro la fotografia è solo la metà dell'opera. Occorre trovare gli animali, avere familiarità con loro, sapere come comportarsi, mantenere le attrezzature e le imbarcazioni in buono stato e se stessi caldi e asciutti.


Qual'è la differenza tra un dilettante e un professionista?
La pazienza e la perseveranza.


Come si fa una bella fotografia?
Mai per caso. E sempre la scelta giusta tra tantissime alternative.


Quando scatti segui tecniche segrete?
Sì, l'istinto. Quando penso troppo sbaglio.


È facile avvicinare un animale in acqua?
È più facile di quanto non si creda. I gatti sono più spaventati delle cernie.


Qual'è stata la tua grande gioia?
Un faccia a faccia con una balenottera nel Mediterraneo. Un gigante lungo come due autobus, ma molto elusivo nei confronti dell'uomo. L'emozione di quei secondi, di uno sguardo negli occhi è ancora viva. Quando poi la balena mi è pas-sata sopra, ho avuto l'impressione di stare sotto una nuvola e mi sono sentito piccolo piccolo. Erano settimane che cercavo quell'incontro e pur vedendo balene tutti i giorni, quando entravo in acqua non riuscivo ad avvicinarle. Quelle riprese sono state le prime mai girate sott'acqua con questa specie di balene nei nostri mari.


Parliamo di squali.
Con gli squali è più difficile avvicinarsi, non per il pericolo, ma perché sono più cauti della gran parte dei pesci. Grazie alla loro prudenza sono sopravvissuti centinaia di milioni di anni.


E tua moglie ha paura?
Non quando vado con gli squali. Un po' più quando giro in città col motorino.


E tu hai paura?
Spesso. la paura è un freno biologico indispensabile per chi fa il mio lavoro.


Cosa temi?
Soprattutto i miei errori. Ma una grande l'ho provata un paio d'anni fa e senza alcuna colpa. Per una serie di sfortunate coincidenze, dopo un'immersione mi hanno perso in mare. Ho passato quattro ore a galla in alto mare prima che mi recuperassero. Stavo cominciando a disperare, anche perché ero alle Bahamas e temevo che i soccorsi non fossero molto organizzati. Era già il tramonto quando da lontano, come nei film, vedo i soccorritori. La fine di un incubo, ancora pochi minuti e sarebbe stato buio. Ma per sempre.


Il tuo sogno?
Continuare a fare quello che faccio fino a ottant'anni. Per il momento porto in varie città d'Europa la mostra "Squali" che ho già allestito a Roma e che mi sta dando molte soddisfazioni in specie dai giovani.


Il tuo prossimo progetto?
Un documentario sul Mediterraneo al quale sto lavorando da anni, ma è "top secret", non posso dire di più.


3. Sveva Sagramola di Loredana Fasciolo

Sagramola..
Sveva Sagramola, da tre anni conduttrice di Geo e Geo su RaiTre, che tipo di esperienza ha ricavato da questo suo impegno?
La prima esperienza è stata quella della "diretta": un contatto con il pubblico, che non avevo con il mio precedente lavoro a "Mixer". L'esperienza più importante è stata quella di dover approfondire una serie di temi legati alla natura. Raccontare eventi e situazioni, denunciare gli scempi, annunciare progetti - così come faccio spesso andando in giro nei luoghi che presentano dei problemi - è indubbiamente esaltante e si prova la benefica sensazione di fare qualcosa di concreto e di utile per chi ci ascolta.


Esperienze sul mare?
Amo il mare, lo vivo e mi rigenera. Amo nuotare, osservare i pesci, cercare di capire "l'essenza natura" che il mare nasconde. Amo in particolare il Mediterraneo, le sue spiagge sabbiose e le sue scogliere, i paesini e i borghi marinari pittoreschi e pieni di storia; amo la gente di mare, le loro culture, il loro modo di vivere, il cibo, la musica...


Qualche viaggio attraverso il Mediterraneo?
Da tanti anni vado in Grecia, nel dodecanneso, perché è poco affollato, più tranquillo e semplice. Anche le strutture sono semplicissime e la vita sembra un pò più "primitiva". Naturalmente ogni volta che torno, trovo qualcosa che prima non c era... ultimamente nella piccola locanda dove vado di solito ho trovato le finestre con gli infissi di alluminio verniciati di celestino, in sostituzione de quelli originali in legno...ho provato a far capire che così hanno rovinato la locanda, e che un giorno i turisti non verranno più se si continua a mortificare l'originalità dei luoghi e delle cose, perché i turisti cercano un po' di autenticità per sottrarsi al soffocante modernismo delle caotiche città in cui siamo costretti a vivere.


Nonostante tutto, comunque, c'è ancora un rispetto sostanziale per la natura nell'arcipelago greco? C'è più attenzione che non da noi in Italia?
No, anche in Grecia posti meravigliosi man mano si rovinano. Un esempio: proprio nell'isola dove io vado in vacanza, ho trovato a sei metri dalla battigia, dove si prende il sole, sulla sabbia, la costruzione di due case che in nome di un malinteso turismo deturpano il paesaggio e l'ambiente in genere.


Tornando a Geo & Geo, dalle lettere dei telespettatori, dai vostri riscontri di opinione, avete la percezione che vi sia in Italia una accresciuta consapevolezza nella direzione della salvaguardia del patrimonio naturale?
Sicuramente sì, si avverte la consapevolezza tra la gente della necessità di operare concretamente in questo senso e forte mi sembra il desiderio che cresce in ognuno a considerare un bisogno il tornare ad un contatto molto più diretto con la natura. Geo & Geo tende a valorizzare questi desideri e questi bisogni:
in un mondo tecnologicamente avanzato, sempre più stressante, sempre più informatizzato, per contrasto, abbiamo bisogno di riappropriarci di un qualcosa che abbiamo perduto, una dimensione diversa.
I problemi del mondo legati alla natura e all'equilibrio ecologico sono tanti e complicati, ma ho l'impressione che la gente sia più consapevole della necessita di intervenire anche drasticamente, molto più dei nostri governanti planetari, che sembrano protesi più a difendere posizioni economiche prima che quelle della salute dell'uomo. L'Africa sta diventando la pattumiera del mondo ricco, che non sa più controllare i suoi mali e che tuttavia si ostina a non cambiare mentalità.
Di fronte allo scoramento che qualche volta mi prende, e credo che prenda molti telespettatori, occorre fare qualcosa. Da un piccolo pulpito quale è la TV non bisogna solo fare la predica, ma aiutare la gente a capire e invitarla a seguirci nelle nostre ricerche, nei nostri studi, nei nostri approfondimenti, ed aiutarci a migliorare questa nostra vita sul pianeta.


4. Gigi Oliviero di Mila Cataldo

Oliviero..
Da dove scaturisce la tua passione per il mare?
Io al mare ci sono nato. A Napoli. I miei ricordi di bambino piccolissimo, in qualche modo, sono proprio legati al mare. Con i miei andavamo, tutta l'estate, a Capri, su vaporetti piccoli e lentissimi, dove di solito tutti si sentivano malissimo. Mi hanno raccontato, da grande, che un giorno i miei, travolti dal mal di mare, si dimenticarono letteralmente di me, che avevo si e no due anni, e mi ritrovarono in Piazzetta, in braccio a una signora che cercava disperatamente di chi era "chillu creaturo"… Beh, a Capri se non s'impara a nuotare presto, si affoga subito E' da allora che per me il mal di mare è una sensazione assolutamente sconosciuta. E spesso con molta invidia e rabbia da parte dei miei amici, soprattutto quando usciamo in barca...


Come sei approdato al cinema subacqueo?
Fù all'Università, a Roma, che mi iscrissi a un corso subacqueo. La cosa mi piacque e andai avanti alcuni anni, diventando istruttore sommozzatore della FIPS, la federazione Sportiva. Ma fu l'incontro con Gianfranco Bernabei, un altro innamorato del mondo marino, che mi offri l'occasione per entrare nel mondo dei grandi subacquei.
Avevo infatti iniziato a lavorare nello Studio Zero, la società di produzione di
mio padre, che, fra parentesi è stato uno dei più grandi musicisti del dopoguerra, arrivato addirittura al Premio Oscar. A me piaceva da morire la regia, avevo già fatto l'aiuto regista a due dei mitici "Don Camillo" di Fernandel e Cervi, e quando Gianfranco mi propose di andare a Siracusa per conoscere il grande Enzo Majorca, il mito dei subacquei di allora, non esita addirittura a cambiare viaggio di nozze per conoscerlo. Naturalmente a Marina, mia moglie, lo dissi solo dopo essere partiti, giurandole che si trattava solo di un giorno di deviazione... Invece rimanemmo a Siracusa una settimana. Io diventai amico di Enzo, e mia moglie cominciò a capire che avrebbe dovuto rassegnarsi a dividermi col mare....


E poi arrivarono i lavori importanti
Negli anni 70, quando lavorai per oltre un decennio a fare documentari e film subacquei, le tecnologie erano certo diverse. I più ricchi e fortunati potevano contare su cineprese 16 mm con un'autonomia di ripresa di circa 5 minuti e un costo di pellicola assolutamente mostruoso. Per anni realizzai documentari di ogni genere, dai mitici record di Majorca a "Vita da sub", una vera enciclopedia della subacquea in I 3 puntate, che mi ha portato, molti anni dopo, a scoprire che ero addirittura entrato nell'Enciclopedia del Mare di Folco Quilici, che aveva dedicato a me e ai miei lavori diverse pagine. Un bell'onore per il tempo, e sicuramente un bel ricordo dei tanti sacrifici fatti.


Ti è mai capitato uno scoop?
Diciamo che uno scoop lo ricordo ancora. Era il '74 e io, che lavoravo con Majorca e la sua équipe da anni, riuscii, in maniera rocambolesca, a documentare un incidente che all'epoca fece davvero scalpore. Eravamo a Sorrento, dove Majorca aveva accettato di fare il suo nuovo record (intorno ai 90 metri) in diretta RAI. Una serie di disavventure tecniche fecero prolungare la diretta di molte ore, e quando finalmente Enzo si immerse, si scontrò con Enzo Bottesini, un bravo subacqueo, che ebbe la disavventura di attaccarsi ai suo cavo nell'attimo sbagliato. Tornò in superficie bestemmiando e inveendo, sicuramente con molta ragione. Il caso volle che io, che pure non ero stato autorizzato ad immergermi, dato che l'esclusiva era della RAI, da vecchio "cinematografaro", pensai subito che, in certe occasioni irripetibili, prima si fa la ripresa e poi si chiede il permesso. Mi immersi quindi di nascosto ed ebbi la fortuna (ma anche un po' di abilità) di trovarmi al posto giusto al momento giusto. E così fui l'unico a filmare (fra decine di telecamere RAI) l'emozionante impatto subacqueo, e soprattutto le storiche "parolacce", che la RAI provvide a censurare, escludendo l'audio e perdendo un'altra occasione di fare uno scoop. Se ne parlò per anni. E finì che la stessa RAI, che aveva dieci telecamere, due navi e decine di tecnici, dovette comprare il mio documentario, fatto di nascosto e diventato un pezzo assolutamente unico.


Come vedi, con la tua esperienza, i problemi del mare e delle coste?
Il mare è la nostra vita. Tutta la vita, è noto, nasce dall'acqua. Noi abbiamo la fortuna di vivere in un mare piccolo, ma meraviglioso. Non rispettano, non amarlo, non proteggerlo significa non rispettare e non amare noi stessi. Si dice che basterebbe lasciare in pace il mare per pochi anni (senza pescare, senza inquinare) per riportarlo ai livelli di 50 anni fa, quando si pescavano le cernie nel porto di Ponza. So che questo è impossibile, ma occorre far sapere alla gente, anche quella di montagna, tanto per fare una battuta, che la nostra e la loro vita dipende dalla conservazione dell'ambiente marino in cui il nostro paese è immerso. Non sono i subacquei dilettanti che distruggono il mare, prendendo (se sono capaci) due saraghetti per uno col fucile. Nè i bagnanti della domenica, le barche dei turisti. Sono i grandi scarichi industriali, le terribili petroliere, la devastante pesca a strascico, che disintegra fondali e habitat, o la grande pesca industriale, che devasta le migrazioni della fauna ittica in maniera che può diventare irreversibile. Ci sono pescherecci (come quelli giapponesi), che calano al centro del Mediterraneo centinaia di chilometri di reti, catturando pesci pregiati come i tonni al di fuori delle loro tradizionali rotte di riproduzione, col risultato di sconvolgere millenarie leggi naturali. Per fortuna io credo che l'uomo non riuscirà a distruggere la natura. Anche se ci giungesse vicino, sarà la natura, senza cattiveria, a distruggere noi. La natura, per fortuna. non ha alcuna fretta, e anche se dovesse scomparire l'intero genere umano, fra uno, dieci o mille milioni di anni, la natura provvederà, con calma, a far rinascere un'altra razza, che, mi auguro, sappia apprezzare un po' di più la straordinaria bellezza del mondo in cui siamo capitati.