Letter@perta

letter@perta
ai dirigenti reti televisive nazionali


un dubbio mi assale


Le cronache degli ultimi tempi narrano
di formidabili contravvenzioni a ignare casalinghe colte con le mani…
nel sacco degli extra comunitari, venditori di borse e varie suppellettili,
presenti ad ogni angolo delle nostre città.
Si tratta di cifre al limite dell’assurdo. Fino a 1000 euro per una borsa.
E’ forse proibito acquistare una borsa?
Si, se si tratta di una borsa contraffatta
Ma la casalinga come fa a distinguere la contraffazione?
Risposta: non può ignorare che i “vu’cumpra’”hanno borse contraffatte
E dunque, giù contravvenzioni e denuncie di ricettazione
 
Ho dei dubbi su questa procedura.
E altri dubbi mi assalgono se penso che potrei essere incriminato
ogni qualvolta che compro un biglietto per andare allo stadio.
Si, perché non posso ignorare quello che da mesi – da anni ricorderanno altri –
le cronache giornalistiche e televisive ci narrano di un calcio contraffatto:
dirigenti di società sportive che contrattano i risultati delle partite;
società che contraffanno bilanci, acquisti, contratti e fatture;
giocatori che vendono i loro “errori” e i loro “comportamenti in campo”;
gli arbitri …bé, sappiamo che molti non riescono più a infilare il cappello!
No, non posso ignorare, molte partite sono contraffatte…
come le borse degli extracomunitari.
 
Ed ecco altri dubbi che trasmetto ai miei interlocutori.
Le televisioni nazionali, pubbliche e private, pagano miliardi
per accapararsi i diritti di trasmissione delle partite;
spendono miliardi per le riprese su ogni campo di calcio;
subiscono la prepotenza di ingente pubblicità diretta e indiretta;
sciupano uomini e risorse in “stupide” e “litigiose” trasmissioni per ore
alimentando disinteresse, rabbia, odio e rancore …
 
in conclusione, siamo sicuri di trasmettere in radio o TV
sani eventi sportivi
o piuttosto, non stiamo forse avallando un “tarocco”
acquistato all’origine già contraffatto ?!


dante fasciolo


Letter@perta al Presidente della Repubblica Cinese
 
 
Illustrissimo Signor Presidente,
debbo ammettere che in pochi anni la Cina, l’immenso Paese da Lei guidato,
ha fatto enormi progressi.
In tutto il mondo oggi si parla – tra ammirazione e timore – della vostra
galoppante economia.
Sulle condizioni del miliardo di “formichine” che permettono questo boom
torneremo a parlare;
ciò di cui oggi mi preme parlare riguarda il vostro progresso tecnologico-informatico.
 
Abbiamo appreso che, dismessi i carri armati di Tienammen per reprimere la “libertà”,
ai suoi cittadini, oggi, la Cina oscura internet.
Parole come “libertà”, appunto, o come “democrazia”, o “diritti civili
vengono automaticamente cancellate dai PC con l’avvertenza che appare sugli schermi:
“errore, parole inesistenti e senza senso…”.
 
Orbene, a differenza della danza tra il giovane di Tienammen e il carroarmato,
il dramma vive oggi nelle stanze ove milioni di giovani hanno di fronte il computer,
strumento di comunicazione, di maggiore conoscenza ovunque,
trasformato in Cina in strumento di oppressione che nega l’informazione
e l’opportunità di accrescere la propria personalità.
 
Gentile Presidente,
Cancellare parole da internet è facile, è furbesco, è …miserabile!
Ma non potrà durare a lungo, poiché la comunicazione internet è imprevedibile.
 
Supponga che le parole da Lei cancellate siano dai giovani naviganti sostituite
e quindi sottintese con 1-2-3, il Regime dovrà cancellare questi numeri.
E se cambiassero in A-B-C?! Nuova cancellazione.
E se “democrazia” verrà sostituita con la parola “valore”, e “diritti civili” con “volere”,
e “libertà” con “volare”, come farà a cancellare numeri, lettere e parole?
 
E quante e-mail dovrà controllare e cancellare?… come fermerà
e-mail in entrata e in uscita oltre il territorio della Cina?
 
Mi creda, Signor Presidente, la Sua Cina continui a commerciare con il resto del mondo, ma attenzione:
nelle lettere commerciali, ordini e fatture… le parole “camicie” – “mutande” – “scarpe”
potrebbero diventare logo-tipi di “democrazia” - “diritti civili” - “libertà”…:
parole, discorsi, linguaggi che nessuno potrà mai fermare.
 
dante fasciolo


letter@perta a S.S. Benedetto XVI

Sentieri di Verità

Santo Padre, semplicemente e confidenzialmente -come ci ha abituati Giovanni Paolo II- mi rivolgo a Lei con una lettera aperta, certo di interpretare il sentimento sincero di migliaia di giovani; e La prego di accettare con cordialità le mie parole.


Repentina, la Sua nomina al Soglio Pontificio è stata per tutti la misura di un cammino senza soste e senza indugi lungo la ”strada larga” della fede che tutti accoglie.


E lo sguardo stupito; l’incontenibile gesto d’abbraccio ai fedeli vocianti di gioia, paternamente catturati tra lemani ancora smaniose di tendere all’alto;
e le tremanti prime parole accompagnate da quell’incerto, smarrito sorriso;
hanno rivelato il Suo “codice” umano con indelebile impronta.


Dal cuore del ” Vecchio Continente” accerchiato da egoismi, da distruttive filosofie economiche e politiche, da inqualificabili stili di vita, da tentazioni di guerra,
da sopraffazioni e avventurismi,
s’avanza decisa la richiesta di “rigenerazione” e ”riqualificazione” dell’uomo.

Ho ascoltato con trepidazione: e sintonizzato il mio pensiero con la Sua Parola.
Fede, Speranza, Carità

Santo Padre, invoco il Suo aiuto.

Catturi al cielo, per me, ogni giorno, la luce che illumina la mia fede,
affinchè la notte dei tormenti venga sconfitta:
le Sue braccia e le Sue mani protese siano il “ponte“ del mio “credo”.

Penetri con il Suo sguardo la mia anima,
e mi aiuti a leggere e a capire cosa muove dentro di me nell’incerto vivere quotidiano:
il tremore per i miei cari, “vicini“; l’angoscia per gli sconosciuti, “lontani“.

Riscaldi con il Suo sorriso il mio cuore;
perché regoli il suo ritmo con il respiro del creato,
e accompagni il pensiero lungo sentieri di verità.

Infine, per tutti i “fratelli“ della Terra,
sia la Sua parola “vomere” per un profondo “solco” di rinnovata “speranza”.

Questo Le chiedo, Santo Padre; mi renda Suo capace “messaggero“:
di Fede, per quanti le antepongono stolte ideologie e vergognosi profitti;
di Speranza, per quanti soffrono miseria e ingiustizie;
di Carità, per quanti sappiano riconoscere, oltre le loro miserie terrene,
il senso vero della vita cui siamo chiamati ad onorare.

dante fasciolo fratello in Cristo



Un profitto senz’anima


Letter@perta a Silvio Berlusconi


Signor Presidente, affermazioni e mezze smentite si sono rincorse alcuni giorni orsono
in merito alla vendita di armi al nuovo Iraq da parte del Governo da Lei presieduto.
Alla notizia, apparsa in sordina sulla stampa nazionale, una nota ha precisato che
il Ministero degli Esteri - che ne dovrebbe essere al corrente - non sa nulla, ma non esclude che
il Ministero della Difesa - altra istituzione interessata al caso - possa saperne qualcosa...
e puntualmente, questo Ministero ha lasciato filtrare simil-dichiarazione che,
si, con le nuove autorità irachene qualche contatto c'è.
Ci risiamo! ...Appena si schiude una possibilità... gli affari non possono aspettare...
né andare per il sottile.
Si è detto che l'Italia ha laggiù il suo contingente militare in "servizio di pace"... e che
la pace è l'obiettivo nobile del nostro Governo.
Orbene, se la notizia risultasse vera - ma ci sembra comunque opportuno parlarne fosse anche il contrario -
potranno mai essere considerati strumenti di pace carri armati, aerei ed elicotteri da combattimento?
E il Governo-Machiavelli farà suo "Il fine giustifica i mezzi"?
Oppure, il filosofico "Se vuoi la pace prepara la guerra"? O ancora "La patria si difende con le armi"?


"Sei ancora l'uomo della fionda e della pietra... uomo del mio tempo"
scrive il poeta, e pur nel terzo millennio, non si capisce ancora che le armi prima o poi sparano;
seminano lutti, dolori, rancori, odii e violenze;
innescano una spirale senza fine capace di nascondere ed alimentare furbizie e appetiti.
È il caso - come si può negare! - in cui le mire puntano, ancora una volta,
all'accaparamento del petrolio, degli appalti, dei mercati lucrativi...
e al businnes senza scupoli di coscienza... le armi, appunto.
Gioco perverso?! O contraddizione che ripugna?!


Signor Presidente, non venda armi al nuovo Iraq,
rompa la logica perversa che da sempre dà al vincitore l'asso da giocare come e quando vuole;
fermi la logica del profitto senza anima... le armi un giorno potranno uccidere quegli uomini e quelle
donne in fila alle urne che hanno rischiato per la pace, per la vita...
e avremo ucciso - in nome del denaro - quei frammenti di democrazia in cammino.
Non vendiamo armi all'Iraq, non rendiamoci complici di futuri ingannevoli falsi diritti, false giustizie.
Gridiamo forte, come forte grida il Papa ogni giorno, Si alla Vita,
e vendiamo trattori, camion, autobus; impiantiamo scuole e ospedali;
portiamo laboratori tecnici e medici; sviluppiamo rapporti culturali.


Piccoli incontri tra uomini faranno grandi amicizie fra l'Italia e l'Iraq...
e il valore, nel tempo, sarà molto più apprezzato di un cingolato tecnologico di morte.


dante fasciolo


letter@perta a Carlo Azeglio Ciampi

Un riconoscimento al volontariato

Signor Presidente, non consideri questa mia lettera un’irriverente intromissione nelle

Sue prerogative.

Per contro, il desiderio di un cittadino - normale cittadino, che segue, non senza disagio,
la quotidianità - ad esprimere un pensiero ed una riflessione, ed esternarle.

Torna sulle cronache giornalistiche, in questi giorni, l’ipotesi di nominare uno o più

Senatori a vita

ovvero il riconoscimento a cittadini italiani –come in sintesi detta la nostra Costituzione–

il cui operato abbia dato lustro e prestigio all’Italia.

E puntualmente, ecco vari suggeritori farsi avanti per segnalare nomi più o meno noti
all’opinione pubblica “estratti” dai più disparati ambiti.

Uno per tutti: Micke Buongiorno, segnalato dal Presidente del Consiglio dei Ministri, la cui notorietà è indubbia; mentre meno palesi appaiono “lustro e prestigio” resi.

Ma non è questa mia personale considerazione a spingermi, quanto la considerazione
che il Segnalato fa di se stesso, quando dichiara consapevolmente che

ben altri personaggi meritino questo onore.

Orbene, proprio da questa consapevolezza – credo condivisa dai più – che mi accingo a
segnalare anch’io (sfacciato e presuntuoso cittadino comune) ben due nominativi, nelle

personeAndrea Riccardi ed Ernesto Olivero.

Sono due “Divi” dello spettacolo ? No. Sono due “ Vip-presenzialisti” ? No. Occupano copertine nei giornali del ”gossip” o sono protagonisti nelle cronache mondane? No.

Andrea Riccardi è leader della Comunità di Sant’Egidio di Roma

Ernesto Olivero è il fondatore del Ser.mi.g. di Torino.

Queste persone operano da anni nel segno del dialogo, della pace e dello sviluppo
e le loro “comunita”, in costante crescita per adesioni e per impegni, godono di rispetto e considerazione in ogni paese ove operano a livello politico-istituzionale, sia a livello d’opinione, accrescendo così, in settori delicati, ed aree particolarmente critiche,
il prestigio dell’Italia e degli Italiani.

Signor Presidente, qualcuno obietterà che sono entrambi “troppo giovani” e che è opportuno mantenere qualche limite d’età…Si potrebbe rispondere che è un bene:
la loro esperienza civile e sociale potrà misurarsi con la politica parlamentare per qualche anno con risultati benefici…. E si potrà così anche porre termine alla considerazione diffusa nell’opinione pubblica che la nomina a “Senatore a vita” equivalga ad applicare una
corona di alloro a qualche preventivo “coccodrillo”.

con affetto e stima
dante fasciolo



Lettera aperta @ Marco Follini




Una Delega ... All' Etica



Caro Marco, la tua recente nomina a Vice Presidente del Consiglio dei Ministri ha rasserenato molti cattolici, e ha aperto uno spiraglio di speranza in quanti auspicano l'aggiunta di un pizzico di sale nella "insipida brodaglia politica" di cui, da anni, ci hanno nutrito destra e sinistra alternativamente ed unitariamente.


Orbene, appartenendo contemporaneamente alle due categorie accennate, desidero formulare un pensiero che spero vorrai prendere in considerazione, previa una breve premessa per ricordare come nessuno dei passati Vice-Premier della nostra ultra cinquantenne repubblica si sia particolarmente distinto nell'azione in modo tale da lasciare un "segno" storico/politico, neppure quando sia assurto a più alti incarichi istituzionali.
Dunque, si tratta di porre mente ad ipotesi per distinguersi.
È vero, hai fatto arrabbiare più di una volta il Premier, e questo - ne sono certo – ha fatto bene ad entrambi: prologo da fissare nel block notes degli avvenimenti futuri... e il non avere una "delega specifica", lungi dall'apparire una messa all'"angolo" per non nuocere, offre, a mio avviso, una
grande occasione :
autoinvestirsi di una delega che il Premier mai potrebbe importi, così come mai potrebbe revocarti.
Carta e penna:
Io sottoscritto Marco Follini assumo la delega... all'Etica.


No, al signorsì! No, alla controfigura! No, niente "spalla" alle pantomime!
Ai "ni" della politica comodamente bollata come "arte del possibile" dai politici inetti, occorre
rispondere con il "Si,Si – No,No" del Vangelo, non solo come morale religiosa, anche come etica della responsabilità.
Volare alto, Marco.
Sentire il dovere dell'esercizio politico: "polis" per orizzonti difficili e prove complesse.
Volare alto: la Forza dei pochi non pieghi i destini dei molti; il Denaro non corrompa le coscienze degli uomini; la Vanità non snaturi la forma; le Leggi non mortifichino i deboli.
Forza, Denaro, Vanità, Leggi: L'Arroganza al potere può distruggere il tessuto di un popolo!
Volare Alto, Marco. E vigilare: lascia cadere le sterili polemiche, i falsi dibattiti televisivi, le dichiarazioni opportuniste, le bugie di parte... lascia pascolare in questo prato inquinato ai "senza scrupoli", i cacciatori di posti, i vanagloriosi, i complessati della politica/politicante...


Volare Alto, Marco.
Per lasciare quel "segno" che fa della politica la casa della coscienza.



dante fasciolo


letter@perta a George W. Bush
Un piccolo esercito per passare alla ...storia


Caro Bush, la notte della Sua elezione ho spento la televisione non sopportando più gli inutili dibattiti. Ho riletto, per contro, l'ultima intervista di Raoul Follereau: Ho scelto la speranza, in cui si fa riferimento anche alla lettera che Egli scrisse ai due potenti della Terra dell'epoca: il Presidente degli Stati Uniti d'America e il Capo dell'Unione Sovietica, per chiedere loro di rinunciare ciascuno ad un bombardiere, rinuncia sufficiente per guarire tutti i lebbrosi.
Nessuno dei due rispose.
Mi sono chiesto se Lei, Signor Presidente, sia a conoscenza di quell'appello sottoscritto da oltre un milione di giovani ...e tuttavia , ora, desidero rivolgermi a Lei sull'onda dell'emozione che quell'appello destò – e che desta ancora - in me.


Ho letto che Lei si appresta a potenziare l'armamento del Suo Esercito; immagino già l'affanno dei suoi Generali, nell'illustraLe i moderni mezzi di offesa.


Questo il mio invito.
Man mano che sulla Sua scrivania si allineano le moderne armi ...sottragga con destrezza alcune di esse: infili nel suo cassetto un caccia bombardiere, nasconda nella manica un missile fra tanti, faccia scivolare due carri armati nella borsa dei Suoi segreti, afferri un pugno di mitragliatrici.


Ecco il Suo piccolo esercito personale
Ora all’opera:



Via al missile intelligente! Centrare un bersaglio non più eludibile: milioni di pance gonfie di fame di innocenti bambini. Via alle mitragliatrici: abbondanti raffiche di semplici pillole capaci di fermare le epidemie che attanagliano il mondo dei poveri. È il momento dei sofisticati carri armati tecnologici: irrompano decisi nelle città tra la gente, schiaccino cumuli di dolore e di sofferenze, calpestino l'indifferenza, i rancori, la violenza ...i loro cingoli lascino profonde orme di speranza. Pronto al decollo il caccia bombardiere: sorvoli villaggi sperduti, savane e deserti, attraversi boschi, laghi e fiumi, incroci albe e tramonti ..."sganci" quaderni e colori per ridisegnare e colorare il nuovo mondo, per rappresentare il volto migliore di questa nostra Madre Terra.


Un piccolo esercito, Signor Presidente ...tanto più piccolo quanto più significativo.


Follereau è passato alla storia per l'annuncio di un'idea.
Un Suo piccolo "Gesto", Signor Presidente, l'aiuterà a ..."passare alla Storia".


Utopia!? Forse. Sarebbe bello, si avverasse ...con un pizzico di cuore in più.


dante fasciolo


II° Forum Mondiale “Nord-Sud: Una rete etica per l’economia planetaria”.
Documento di Mare & Marinai

Non c’è dubbio: i risultati di Porto Alegre e quelli di Davos sono distanti.
Non c’è dubbio: le aspettative dei paesi terzi e quelle dei paesi industrializzati divergono profondamente.
Non c’è dubbio nel dichiarare che ciascuno di noi percepisce l’immensa ingiustizia che governa la politica e l’economia del mondo.


Da oltre 30 anni si rincorrono Conferenze all’uopo: da Stoccolma 1972 a Cancun 2003.
Si sono prodotte serie di documenti e rapporti pleonastici, tutti riferiti al grande “Moloch” della globalizzazione, che ha schiaffeggiato fino ad ora l’ambiente, ha mortificato il volto umano dell’economia affermando con forza e con violenza le logiche del mercato e del profitto, ha imposto troppo rapidi cambiamenti nelle culture e nei sistemi sociali.
L’ipocrisia che bisogna moltiplicare la ricchezza per meglio distribuirla, non incanta più nemmeno gli ultimi “allocchi”.
La verità è che per crescere e moltiplicare i profitti si bruciano energie immense in proporzioni tali che il divario di potenzialità di crescita economica tra paesi ricchi e paesi poveri cresce in modo esponenziale: la forbice che 50 anni fa registrava il rapporto 1:18 è oggi 1:70.


Capitali enormi viaggiano nell’etere alla velocità della luce… ma non sono luminosi, anzi oscuri e incontrollabili: determinano favolose risorse destinate a pochi (paesi o persone); sgambettano le borse; razziano fondi di investimento; finanziano “guerricciole” ovunque per poter vendere arsenali obsoleti in nome della libertà dei popoli (per i forti il “divide et impera” vale sempre); brevettano sementi da vendere a caro prezzo nel prossimo futuro; siglano il prezzo dei medicinali capaci di curare malattie e flagelli.
Certo non dimentichiamo la generosità e la solidarietà!
Il ricco Epulone non si cura di chi striscia sotto la sua tavola, e tuttavia di tanto in tanto fa cadere qualche briciola del suo pane.
Lo sforzo economico dell’ultima guerra è pari all’importo globale degli aiuti al terzo mondo distribuiti in 20 anni.
In nome della libertà si può accettare anche questo. Ma la libertà non può essere vissuta a senso unico e a corrente alternata.


L’11 settembre fa rabbrividire gli uomini liberi e la rabbia non è sufficiente a lenire il lutto e il dolore. Ma quante “torri” cadono ogni giorno in silenzio nelle pance gonfie di milioni di bambini; nell’umiliazione e denigrazione delle donne; nelle sofferenze di milioni di persone sfibrate dalle malattie; nella mortificazione di uomini senza lavoro, privati di istruzione, giustizia, libertà…
E la globalizzazione dovrebbe poggiare la sua ragion d’essere proprio sulla libertà e sulla giustizia!
Quando si parte dall’uomo e dalla sua supremazia su ogni forma politica o storica, il problema che pone la globalizzazione si può, se non risolvere, almeno razionalizzare. Occorre che essa passi attraverso la ricerca e la crescita culturale e che, ferma restando l’opposizione civile ad ogni forma di prevaricazione da parte di Stati o di organizzazioni di potere, faccia spazio alla razionalità dei comportamenti, alla sobrietà dei toni e degli stili di vita, al recupero della capacità critica rispetto al prevalere delle contaminazioni tra scienza e profitto, tra comunicazione di massa e rispetto delle verità, tra la retorica della solidarietà e la pratica dell’egoismo.
Nel tempo del galoppo cibernetico, ancor prima di collegare gli uomini alla magnum rete internet, occorre collegare la coscienza dei ricchi alla speranza dei poveri.
Se si crede che un mondo migliore sia realmente possibile, oltre gli slogan, facciamo in modo che la nostra anima, individuale e collettiva, non muti in arido deserto.
dante fasciolo