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Personaggi storici
Un grande
evento didattico culturale sulla storia della navigazione. Dalle scoperte
e conquiste di nuove terre alle vicende della pirateria, agli immensi tesori
che hanno attraversato gli oceani e spesso sono andati perduti.
Una storia che durante due millenni, dall' epoca fenicia al 1700, ha visto un'umanità variegata solcare i mari: dai grandi navigatori come Magellano, Colombo, Vasco de Gama ai perfidi mercanti di schiavi; dai Capitani conquistatori ai famosi Corsari come Hawkins, Raleigh o Drake, fino ai leggendari temibili pirati quali l'Olonese, Morgan o Barbanera. Di queste avventure sui mari ci è giunta ampia documentazione fatta di rendiconti, mappe, giornali di bordo che raccontano una storia ancora attualissima, tanto che oggi si stanno riportando in superficie tesori di valore inestimabile che si credevano definitivamente rapiti dal mare. ![]() La mostra
"La Conquista dei Mari" presenta una selezione di oltre trecento
reperti tra cui stampe, grandi modelli navali, costumi d'epoca, bandiere,
armi, strumenti scientifici, ritratti, mappe, plastici, scenografie ed oggetti
legati alla tradizione marinaresca e alla pirateria.
Una emozionante avventura che, con l'ausilio di audiovisivi, coinvolgerà il visitatore attraverso la meravigliosa storia della conquista dei mari. Dissero di lui:
"...fu uomo di grande valenza, di senno e di prudenza, e tenea signoria bene e francamente..." (Marco Polo) "...da una razza di turchi della regione di Gog e Mogol, dietro le montagne dell'Asia, verrà una razza impura cui è consuetudine il non bere vino e il non porre sale nelle vivande..." (Ezechiele - San Giovanni nell'Apocalisse - Il Corano) "...verrà l'anticristo a mietere l'ultimo spaventoso raccolto, verrà perché il mondo paghi i propri peccati..."(Ruggero Bacone) Temujin, futuro Gengis Khan, che la leggenda indica come il diretto discendente del Grande Lupo Azzurro, mitico progenitore della stirpe mongola, nasce nel gennaio del 1162 da Yesugei "il Valoroso" appartenente al clan dei Borjigin e da Ho'elun, giovane principessa della tribù dei Merkit. Il piccolo Temujin aveva la macchia caudale, segno che nelle sue vene scorreva buon sangue mongolo, ma la debolezza del suo fisico sembrava dovesse condannano ad una stentata sopravvivenza nel difficile mondo delle steppe. All'età di nove anni stipula una alleanza matrimoniale, in seguito rivelatasi particolarmente proficua per la sua ascesa al potere, che lo legò alla futura e amatissima moglie Borte. Rimasto orfano in giovane età, Temujin fu progressivamente emarginato dal clan paterno, che non lo riteneva sufficientemente forte e valoroso per poter essere un capo. Cominciarono così per lui anni particolarmente difficili durante i quali visse di espedienti e di piccole rapine, arrivando al punto di uccidere un suo fratellastro per potersi sfamare con un pesce, come narra con dovizia di particolari La Storia segreta dei Mongoli. ![]() In questo
periodo, tuttavia, egli ebbe modo di forgiare il proprio fisico ed il carattere,
imparando a difendersi, a lottare strenuamente senza mai arrendersi e, soprattutto,
intuì l'importanza di tessere alleanze con altri gruppi e di circondarsi
di anda, fratelli di sangue, con il quale instaurare un rapporto fondato
sulla fedeltà più assoluta, condizione necessaria per qualsiasi
forma di potere personale basata sulla forza carismatica del capo. Riuscì
così, gradualmente, ad affermarsi ottenendo il rispetto di alcuni
capi minori e di molti fra fratelli e fratellastri.
Gettava in tal modo le basi del suo potere futuro. Nel 1182 sposa Borte rinnovando l'alleanza con il clan della moglie. In occasione delle nozze riceve in dono una preziosa pelliccia di zibellino che, con straordinario intuito diplomatico, decide di offrire a sua volta a Tongrill, antico anda del padre, Khan dei Kerait, potente tribù vassalla dei Jin, la dinastia di origine Jurchen che governava la Cina Settentrionale. Lalleanza che scaturì da questo gesto si dimostrò fondamentale quando Temujin si scagliò contro il clan dei Merkit che avevano rapito Borte. In questa impresa egli fu affiancato anche da Jamuka, nobile avventuriero che divenne suo fratello di sangue, ma che finì col tradirlo. Annientando il clan dei Merkit e liberando la moglie, che non ripudiò dando prova di un grande senso di giustizia, Temujin aveva dato una notevole dimostrazione di forza. In tal modo poté sfruttare a proprio vantaggio l'esigenza avvertita ormai dalla maggior parte delle tribù mongole, di essere riunificate sotto un unico potere. Nel 1187 durante un grande kuriltai, l'assemblea generale delle tribù, Temujin fu proclamato per la prima volta, grazie anche al sostegno degli sciamani, Khan dei mongoli assumendo il titolo di Gengis Khan. In questa occasione il nuovo capo supremo scelse anche la sua insegna, il tuk, un'asta dalla quale pendevano nove (numero magico) code di yak, che in seguito segnalerà la presenza di Gengis Khan sul campo di battaglia. Dovranno però passare ancora alcuni anni prima che l'autorità assoluta del nuovo Khan venga universalmente riconosciuta. Nel 1198 intervenne per rimettere sul trono l'antico alleato Tongrill e l'anno successivo riuscì a formare un'alleanza fra mongoli, Kereit e Jurchen per attaccare e sterminare i T'a-T'ar. Il suo prestigio ormai cresceva senza limiti e, naturalmente, ciò gli attirava l'inimicizia di molti, fra i quali anche Jamuka, suo fratello di sangue, che nel 1201 si fece proclamare Gur Khan, Khan universale, dando inizio ad un sanguinoso conflitto che si sarebbe risolto con la vittoria di Gengis Khan. Il grande kuriltai convocato nel 1206 nell'alta valle dell'Onon, gli riconfermò il titolo, mentre tutti i possibili pretendenti rinunciavano pubblicamente alla loro candidatura e facevano atto di sottomissione. Ancora una volta il favore degli sciamani e delle loro "visioni" fu fondamentale, ma l'elemento più rilevante consistette nel fatto che fra coloro che giurarono fedeltà al nuovo capo supremo non c'erano solo mongoli, ma anche turchi e rappresentanti di altre etnie, segno che l'autorità di Gengis Khan veniva riconosciuta dalla maggior parte delle popolazioni nomadi. Gli strumenti principali grazie ai quali egli riuscì a costruire e mantenere il suo straordinario potere, fondando uno degli imperi più vasti che la storia ricordi, furono essenzialmente l'esercito e la yassak, la legge mongola che codificava pratiche già esistenti integrandole con regole e precetti morali espressamente voluti dal capo supremo. La versione originale di questo testo, ormai perduta, fu probabilmente redatta nella forma mongola dell'alfabeto turco Uighur, ed era anche considerata un talismano per le vittorie. Trasgredire le norme della yassak significava andare incontro a pene molto severe, compresa la morte. I mongoli dovevano onorare i virtuosi, non rubare, non tradire, non commettere adulterio, rispettare i vecchi e i poveri e tutte le religioni. Quest'ultimo precetto assunse particolare significato. La grande tolleranza religiosa dimostrata dai mongoli, diede vita a forme di sincretismo religioso nelle quali, religione sciamanica e buddhismo tibetano, si fusero armoniosamente. La yassak obbligava inoltre tutti coloro che erano fisicamente validi, a partecipare alle battute di caccia invernali utili, sia per provvedere ai rifornimenti di carne, che come esercizio bellico. La tolleranza dimostrata nei confronti degli alleati si contrappose alla ferocia nei confronti delle terre e delle popolazioni conquistate. ![]() Così
scrisse il sacerdote Ivo di Norbona (XII secolo) al vescovo di Bordeaux:
" sono uomini inumani, la cui legge è essere senza legge, sono ira e strumen-to del castigo divino, devastano terre enormi, muovendosi come fiere e sterminando con il ferro e con il fuoco tutto ciò che si trovano davanti, sono gli alleati dell'anticristo " Il severo giudizio del sacerdote francese era giustificato dai terribili racconti fatti dai profughi scampati alla furia mongola. I mongoli dopo aver sconfitto i nemici, non permettevano ai superstiti di fuggire, rapidi come avvoltoi inseguivano e uccidevano tutti quelli su cui riuscivano a mettere le mani. Eliminati i soldati nemici, si dedicavano al saccheggio delle città e all'uccisione sistematica della popolazione civile. Ultimate le operazioni preliminari entravano in azione le "squadre di carnefici", che armate di scuri a doppio taglio, uccidevano senza pietà tutti i prigionieri. L'esercito fu quindi la struttura portante dell'impero mongolo in guerra come in pace. Grazie alla perfetta e terribile macchina bellica realizzata da Gengis Khan, l'impero mongolo poté espandersi bene oltre i confini dell'Asia Centrale, conquistando gran parte del mondo allora conosciuto, da Occidente a Oriente. |